Casereccia è
tutta la nostra arte professionale:

ogni vivanda, ogni gesto, ogni parola dagli antipasti ai dolci, dalla birra ai digestivi, dall’afflato all’allegria, dalle comande alle battute, dalla routine ai “fuori onda”, ma – e soprattutto – è casereccia l’intera nostra gamma gastronomica.

Smorfia napoletana

Il numero 82 indica la “tavola imbandita”; ecco cosa facciamo: imbandiamo le tavole ma a modo nostro.

Miseria e nobiltà

«Ti fai dare mezzo chilo di mozzarella di Aversa, freschissima! Assicurati che sia buona: pigliala con due dita, premi la mozzarella, se cola il latte te la pigli, se no desisti!»

Dal Film di Totò: Miseria e nobiltà:

Il modo nostro di imbandire

Inusuale,​ perlomeno a nord del Garigliano. È un modo semplice ma rituale, elementare ma confortevole, spartano ma completo; insomma è un modo genuino. Anzi, casereccio!

Il pasto luculliano

La cucina napoletana, fonda le sue radici nella Neapolis greco-romana ed il popolo napoletano è riconosciuto da sempre come un popolo godereccio. Vi vissero a lungo anche Lucullo e Trimalcione.

La leggendaria villa di Lucullo, nel I secolo a.C., si estendeva dalle pendici di monte Echia sino all’isolotto di Megaride (oggi Borgo Marinari) ed era la massima espressione del fasto culinario.

Lucio Licino Lucullo (Generale romano, poi ritiratosi a vita privata a Napoli) divenne così celebre per via dei suoi banchetti, tanto che ancora oggi esiste – in lingua italiana – l’aggettivo «luculliano» per indicare un pasto particolarmente abbondante e delizioso.